Limiti delle attuali automobili
M.Cricchio, F.D'Aniello (*) - G.Rizzo (**)
(*) Istituto Alfano I - (**) DIMEC, Università di Salerno
Sommario
Lo studio di possibili alternative alle auto convenzionali non è iniziato
di recente. Varie possibilità sono state vagliate ma non sempre gli studi
hanno dato i risultati sperati. Finora i motori a combustione interna
hanno prevalso sulle possibili alternative, principalmente grazie alla
loro maggiore affidabilità ed al consolidamento tecnologico raggiunto.
Tuttavia, il progressivo esaurimento dei combustibili fossili ed i problemi
ambientali, legati al processo di combustione, contribuiscono ad un crescente
interesse verso lo studio e l’effettiva implementazione di sistemi di
propulsione innovativi.
Aspetti storici
I motori atmosferici
L’auto è stata inventata due secoli fa. Da allora, lo sforzo di inventori
e di ricercatori è stato da sempre volto a trovare nuove alternative,
e già nel 1909 uno scienziato osservava che “..l'automobile
ha praticamente raggiunto i propri limiti di sviluppo...”. La sua
storia è strettamente legata a quella del motore a combustione
interna, il cui antenato può essere individuato nel motore a polvere
da sparo di Leonardo.
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Il Motore di Leonardo, considerato
l'antenato dei moderni motori a combustione interna
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A questo primo prototipo di "motore atmosferico" ne sono seguiti
diversi altri, che nel corso dell '800 raggiunsero un buon livello di
sviluppo e diffusione, contribuendo attivamente alla rivoluzione industriale.
Questi motori erano però ingombranti e caratterizzati da rendimenti
molto bassi.
I motori a quattro tempi
La svolta ci fu con il motore a quattro tempi studiato da Beau de Rochas
e realizzato da Otto nel 1876, che permise di ridurre gli ingombri e migliorare
potenza e rendimento. I motori a combustione interna si sono definitivamente
affermati nel campo automobilistico nei primi decenni del '900, vincendo
una concorrenza agguerrita: basti pensare che il record di velocità
per automobili fu battuto nel 1902 da una vettura mossa da motore a vapore
(a combustione esterna), e non da un motore alternativo a combustione
interna.
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Il primo motore a quattro tempi
di Nikolaus August Otto (1876)
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Il veicolo a vapore di Serpollet,
che nel 1902 batté il record mondiale di velocità
a Nizza con circa 121 Km/h
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Gli attuali propulsori hanno prevalso rispetto ai loro potenziali concorrenti
grazie a:
- buon compromesso tra rapporto potenza-peso ed efficienza;
- alta densità di energia dei combustibili fossili, che assicura una
buona autonomia al veicolo;
- basso costo del combustibile (prima della crisi
energetica);
- un’ampia e diffusa rete di distribuzione del combustibile.
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Un modello di Ford T (1914), la
prima auto prodotta con una catena di montaggio
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Gli sviluppi
In realtà, anche se i principi di funzionamento dei motori sono
rimasti gli stessi, soprattutto a partire dagli anni '70 e sulla spinta
delle normative anti-inquinamento e della rivoluzione micro-elettronica,
si sono realizzati miglioramenti decisivi in termini di emissioni inquinanti,
consumi, sicurezza e comfort.
Nel campo dei motori ad accensione comandata, si è assistito alla
graduale scomparsa dei carburatori che, nonostante il notevole livello
di complessità raggiunto, non hanno potuto assicurare livelli di
emissioni compatibili con gli standard imposti ed sono stati sostituiti
da sistemi di iniezione elettronica. Anche nel campo dei motori Diesel,
i tradizionali sistemi di inizezione meccanica vengono gradualmente sostituiti
dai sistemi Common Rail, a controllo elettronico. L'entità di questa
rivoluzione, che non può essere sintetizzata in poche pagine, è
tale da spingere autorevoli commentatori a definire il motore come "...un
computer con un attuatore meccanico pluricilindrico...".
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I limiti di emissione allo scarico
delle autovetture si sono ridotti di oltre due ordini di grandezza,
a partire dagli anni '70
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Schema costruttivo di un carburatore
(cliccare per ingrandire)
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Possibili alternative
Le esigenze di drastica riduzione delle emissioni di CO2 hanno però
riproposto la ricerca di un'alternativa agli attuali propulsori. In funzione
della fonte di energia utilizzata, i propulsori possono essere suddivisi
in termici, elettrici ed ibridi.
Mentre a queste due ultime categorie sono dedicati capitoli a parte, si
accenna ad alcune tipologie alternative di motori termici:
- Motore Brayton (turbine a gas): vantaggiosi in termini di rapporto
peso/potenza (sono infatti utilizzati come propulsori areonautici per
tale caratteristica), hanno rendimenti più bassi del motore tradizionale,
soprattutto in condizioni di carico variabile; richiedono, inoltre,
l'uso di materiali costosi.
- Motore Rankine (motore a vapore): utilizzati per applicazioni fisse
(nelle centrali termoelettriche e nei gruppi cogenerativi), ma poco
adatti ad applicazioni mobili per limiti di ingombro, peso e scarsa
elasticità di funzionamento.
- Motore Stirling: numerosi i potenziali vantaggi di questi motori,
che ricorrono ad un ciclo termodinamico rigenerativo ad alto rendimento,
ma i cui ingombri non sono compatibili con applicazioni automobilistiche.
I laboratori della Philips Research Labs – leader nello sviluppo del
motore Stirling – hanno investito a lungo su questo propulsore, montato
sul modello Ford Torino.
- Motore Wankel: un motore a combustione interna di tipo rotativo, vantaggioso
in termini di ingombri e vibrazioni ma penalizzato da consumi ed emissioni
maggiori rispetto al propulsore tradizionale.
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Il Motore rotativo Wankel
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Il modello "Turboflite"
della Chrysler, equipaggiato con turbina a gas (1961)
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Prototipo di Ford Torino, equipaggiata
con un motore Stirling
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Limiti dei motori termici
Quali sono i limiti di utilizzo delle attuali motorizzazioni, in riferimento
all’impatto ambientale? Sono legati alle modalità con cui si ottiene
l’energia per il movimento del veicolo. Il fabbisogno energetico del veicolo
dipende del peso, dalla velocità e da fattori costruttivi ed ambientali,
e può essere contenuto riducendo gli attriti nelle trasmissioni, nella
resistenza dei pneumatici e adottando carrozzerie con bassa resistenza
aerodinamica.
Limiti termodinamici
Un motore termico converte l’ energia termica (prodotta da un processo
di combustione) in energia meccanica e in altre forme di energia (la somma
delle energie in uscita uguaglia le energie in ingresso, come stabilito
nel Primo
Principio della Termodinamica), attraverso un ciclo termodinamico.
L’efficienza è il rapporto tra quanta energia meccanica “ricaviamo” e
quanta energia chimica “spendiamo” durante la trasformazione dell’ energia.
Attraverso opportune semplificazioni (ciclo ideale) il suo valore può
essere calcolato in funzione di parametri costruttivi, quali il rapporto
di compressione: questa analisi è presentata in capitoli
successivi.
Che cosa accade all’ energia chimica non convertita in energia meccanica?
- Circa il 25-30% è dissipata dal sistema di raffreddamento, che ha
il compito di mantenere il motore in un certo campo di temperatura.
- La quota maggiore, dal 30% al 40%, va perduta con i gas di scarico.
- Lo stesso motore durante il funzionamento, essendo molto caldo, dissipa
una certa quantità di calore (fino al 8-10% dell’ ammontare dell’ energia
chimica) in un processo chiamato “irraggiamento”.
- Un’ altra frazione (circa il 10 – 15%) è rappresentata dall’ energia
meccanica persa dal motore a causa dell’ attrito (e comunque persa sotto
forma di calore) e dall’ energia necessaria al funzionamento delle apparecchiature
ausiliarie.
La frazione di energia assorbita dai diversi meccanismi è largamente
indicativa, dipendendo dal tipo di motore (con accensione comandata o
Diesel), dalla potenza, e per un dato motore, dalle condizioni di impiego
(coppia, numero di giri, temperatura).
Per aumentare l’ efficienza del motore, gli attriti interni sono stati
ridotti così come le perdite per pompaggio, ed è stato ottimizzato il
ciclo termodinamico. Ma il rapporto di conversione fra energia termica
e meccanica (l’ efficienza che è sempre minore dell’ unità) è, nel caso
reale, non superiore a 0.40, per le limitazioni legate al Secondo
Principio della Termodinamica. Una quota significativa di energia
si perde comunque ed è diffusa nell’ ambiente, a bassa temperatura.
Processo di combustione
L'altro limite fondamentale è legato alle modalità di conversione
dell'energia chimica del combustibile. In un'auto, questa conversione
si ottiene dalla combustione
di un combustibile
fossile, una miscela di idrocarburi,
contenente carbonio e idrogeno. Questo processo sviluppa biossido di carbonio
(CO2), che è responsabile dell’ effetto
serra e del
riscaldamento del globo.
Inoltre, il processo di combustione provoca emissioni
inquinanti: idrocarburi incombusti, ossidi di azoto, monossido
di carbonio (nei motori ad accensione comandata) e particolato (nei motori
Diesel). I loro effetti sono particolarmente dannosi nelle aree urbane.
Le emissioni, in molti paesi, sono regolate da leggi severe e vengono
ridotte (sulle auto) da sistemi di abbattimento di notevole complessità.
Link

http://library.thinkquest.org/C006011/english/sites/index.php3?v=2
http://www.aardvark.co.nz/pjet/chrysler.shtml
http://www.stanleysteamers.com/serpollet.htm
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